23 giugno 2007
23 giugno 2007
Dopo una notte quasi insonne, il trillo della sveglia mi fa sussultare nella fase di dormiveglia: sono le 4.25. Mi rigiro dall’altro lato cercando di riaddormentarmi ma dopo pochi minuti Giampaolo mi dice che è ora di alzarsi. Un po’ d’acqua sul viso, infilo le ultime cose negli zaini e scendiamo a fare colazione. Alle 6 partiamo per la Karakorum Highway. Il pulmino è pronto, John e l’autista ci fanno cenno di salire. Ci attendono parecchie ore di viaggio. Ad un incrocio, qualche chilometro più avanti, ci fermiamo per far salire il capitano Habib, il nostro ufficiale di collegamento. Lasciamo velocemente Islamabad attraversando l’enorme periferia. L’aria è irrespirabile per il caldo: la differenza di temperatura fra la notte e il giorno è davvero insignificante. L’autista, come la maggioranza dei guidatori pakistani, guida in maniera spericolata ad una velocità eccessiva. Lo invitiamo ad essere più prudente, fra poco la strada si restringerà e diventerà pericolosa. Si comincia a salire e dopo circa sei ore arriviamo a Chattar Plane (1.500 mt di quota), ci fermiamo per bere qualcosa e per acquistare un po’ di bottiglie d’acqua. La temperatura è fresca e così ci illudiamo di aver lasciato il caldo umido degli scorsi giorni. Ripartiamo e invece di continuare a salire si scende. Si scende per tornare quasi a una quota di 500 mt attraversando una serie innumerevole di villaggi di cui è impossibile ricordare il nome. I lati della strada sono costellati da piante di marijuana che crescono spontaneamente in quantità impressionante così come le loro dimensioni. La stessa cosa l’avevamo notata al nostro arrivo a Islamabad. Riprendiamo a salire un po’ e ci fermiamo a Besham al Rana Lodge per mangiare qualcosa. Siamo in viaggio da oltre otto ore. Il caldo è sempre asfissiante e ci manteniamo a una quota variabile fra gli 800 e i 1000 metri di altitudine. La strada è una lunga serpentina intagliata nei fianchi della montagna, dove a malapena due mezzi riescono a passare affiancati, che segue il fiume Indo. L’Indo scorre sotto di noi, a centinaia di metri, impetuoso e con una portata d’acqua impressionante. Un volo sarebbe fatale. Ma questa è la Karakorum Highway. Siamo stanchi, le ore di viaggio sono davvero tante. Alle 18 circa ci fermiamo a Dasu al Kyber Lodge per sgranchirci le gambe e bere qualcosa. Anche qui, come durante le altre soste, facciamo amicizia con qualche bambino, qualche ragazzo, qualche anziano. Gli adulti sono molto diffidenti. Di donne neanche l’ombra, le rarissime incontrate sono anziane e coperte o da enormi veli o dal burkha. E’ notte già da un po’ quando ci fermiamo al check point di polizia di Basari Diamir. John scende per consegnare i nostri documenti e i visti. Tarda a salire. Dopo un po’ sale imprecando in pakistano. In inglese ci spiega che su un foglio mancano i numeri dei visti. Compiliamo il foglio, lo consegniamo e ripartiamo. Le schiene sono davvero doloranti. In lontananza qualche luce. John ci dice che stiamo per arrivare. Alle 22 entriamo con il pulmino nel piazzale dello Shangrila Lodge. Siamo a Chilas, 430 chilometri da Islamabad, tragitto compiuto in 16 ore! Scendiamo un vento bollente ci avvolge. Entriamo. A cena e poi a dormire, domani mattina si parte presto. Prima di entrare in camera controlliamo la posizione con il satellitare: latitudine 35° 25’ 34,39” Nord, longitudine 74° 06’ 01,68” Est , altitudine 1.041 mt.
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